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Un’emozione senza fine: Zanetti, il Capitano che ha scritto la storia a San Quirino

San Quirino (martedì, 18 marzo 2025) – La serata di ieri ha trasformato San Quirino in un’arena epica, con l’emozione che ha pervaso ogni angolo del Centro Magredi Poldini. Il pubblico, avvolto nelle sciarpe e maglie nerazzurre, ha atteso con ansia l’ingresso del Capitano, il leggendario Javier Zanetti, protagonista della prima edizione di Match Point. L’evento, reso possibile dalla collaborazione tra il Comune di San Quirino, Indaco Italia e Squadrati, ha visto anche la partecipazione di ospiti illustri come il presidente della Ueb Cividale Basket, Davide Micalich, e lo sport & business coach Simone Teso.

di Monia Settimi

Un’onda di energia ha invaso la sala non appena Zanetti è salito sul palco, pronto a raccontare la sua straordinaria carriera, un viaggio che ha segnato la storia del calcio. Quando il giovane argentino arrivò a Milano, sconosciuto a molti, era lontano dal diventare il simbolo dell’Inter che conosciamo oggi. Beppe Bergomi ha ricordato il suo primo allenamento, un momento che non lasciò dubbi: «Non perdeva mai la palla, restava incollata al suo piede. Da quel momento pensai che sarebbe diventato una leggenda». E così è stato.

La sua carriera è stata una marcia inarrestabile, segnata da sacrifici e sfide che avrebbero abbattuto chiunque altro. Da ragazzo scartato dall’Independiente per la sua corporatura “troppo magra”, ha iniziato a lavorare nei cantieri con il padre, senza mai perdere la speranza. Un provino, suggerito dal fratello, cambiò il corso della sua vita, portandolo dal Banfield all’Inter, dove ha scritto capitoli indelebili di una leggenda senza tempo.

Sul campo, la sua corsa era una sinfonia di forza, resistenza e dedizione. Mentre altri calciatori come Zidane, Totti e Ronaldo incantavano con le loro magie, lui lottava, correva, senza mai fermarsi. Con 19 anni di carriera, 16 trofei e 858 partite con la maglia nerazzurra, il suo palmarès parla da solo. Ma il culmine della sua avventura è il Triplete del 2010, il trionfo che ha consacrato il Capitano e l’Inter come una forza mondiale, con la Champions League vinta contro il Bayern Monaco.

Zanetti ha aperto la serata con un pensiero affettuoso, ricordando le sue radici. «Mio padre era muratore e mia madre casalinga. Ho visto il loro sacrificio e questo mi ha insegnato che il lavoro paga sempre», ha condiviso, mostrando il lato più umano e determinato di un campione che ha costruito il suo successo su sudore e tenacia.

Con uno sguardo lucido, ha ripercorso le difficoltà vissute nei momenti più bui dell’Inter. «Essere capitano significa mettere la squadra sopra ogni cosa», ha spiegato, raccontando come abbia affrontato le tensioni nello spogliatoio e le sfide che hanno temprato il gruppo. Ma la vera magia è scaturita quando ha evocato la semifinale di Champions League del 2010 contro il Barcellona. Con un sorriso, ha narrato il suo duello con Lionel Messi, scherzando: «Gli ho detto: ‘Grazie, che bel compito!’». Quella partita segnò la strada per il Triplete, un’impresa leggendaria che resterà nel cuore dei tifosi.

Il rapporto con José Mourinho, poi, ha rappresentato un capitolo cruciale della sua carriera. Descrivendolo come un “condottiero senza pari”, ha parlato con affetto della loro “chat del Triplete”, che ancora oggi li unisce. «Mourinho ci ha trasmesso una mentalità vincente», ha sottolineato, testimoniando l’intensità e la passione che hanno reso indimenticabile quella stagione straordinaria.

Anche il cambiamento che l’Inter ha vissuto nel tempo non è passato inosservato. Zanetti ha riflettuto sul passaggio da Moratti al fondo Oaktree, ma ha sottolineato un principio che non è mai venuto meno: «Il calcio cambia, ma i valori di un club devono restare immutati». Un messaggio che ha sempre incarnato, dentro e fuori dal campo, e che ha voluto lasciare come monito alle nuove generazioni.

Guardando al futuro, il Capitano ha parlato con emozione dei giovani, esortando a offrire loro opportunità di crescita. Con la sua Fondazione Pupi, ha aiutato oltre mille bambini argentini a costruire un futuro migliore, attraverso lo sport e l’educazione. «Aiutiamo i ragazzi a crescere e a studiare», ha detto, con il cuore che batte ancora per l’Argentina.

La serata si è chiusa con un’intensità che ha lasciato il segno, mentre il Capitano ha ribadito un concetto che ha forgiato la sua carriera: non basta il talento, ci vuole il cuore. Zanetti non è solo una leggenda del calcio, è un monumento di determinazione, resilienza e impegno. Ogni sua parola, ogni suo ricordo, è stato un’ode al sacrificio, alla passione e alla volontà di non arrendersi mai. Un uomo che ha incarnato il sogno di milioni di tifosi, diventando il simbolo non solo di un club, ma di un’intera generazione.

E mentre il pubblico, ancora scosso dalla sua presenza magnetica, lo applaude, è impossibile non sentirsi trasportati da un’emozione che va oltre il calcio. Perché quando un uomo come lui parla, non si ascoltano solo le parole, ma si percepisce l’essenza stessa di ciò che significa essere un vero campione.

E allora, come direbbero i tifosi nerazzurri con un grido che riecheggia attraverso il tempo: «Un capitano, c’è solo un capitano!». O forse, come risuona nei cuori più appassionati: «Il Capitanooo!»

Un capitano che resterà per sempre nei nostri cuori, con la forza di un’icona che non conosce fine.

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Last modified: Marzo 18, 2025
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