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La Réunion devastata dal Ciclone Garance: un’isola in ginocchio tra distruzione e speranza

Un urlo di vento, pioggia torrenziale e onde impetuose. In poche ore, il ciclone Garance ha travolto l’isola di La Réunion, trasformandola in un paesaggio di macerie e desolazione. Case scoperchiate, alberi abbattuti, strade interrotte. E, tragicamente, un bilancio che si aggrava di ora in ora.

di Monia Settimi

Le vittime sono salite a cinque. L’ultimo corpo senza vita è stato ritrovato a Saint-Paul, nella parte occidentale dell’isola. Un altro uomo, in precedenza, era rimasto intrappolato sotto uno degli alberi sradicati dai venti, che hanno sfiorato i 230 chilometri orari.

Le altre tre vittime, due donne e un uomo, sono state inghiottite dalla furia della natura: travolte da inondazioni improvvise, sepolte sotto una frana di fango o uccise da un incendio scatenato dalla tempesta. La prefettura ha confermato l’entità del disastro, mentre la popolazione cerca di fare i conti con una realtà devastante.

Un’isola al buio e assetata: la lunga notte della ripresa

La Réunion è una terra ferita, ma non spezzata. Mentre il vento si placa e le acque si ritirano, il silenzio della devastazione è interrotto solo dai passi incerti di chi, tra le macerie, cerca di ricostruire la propria vita. Decine di migliaia di persone si aggrappano alla speranza, ma la normalità sembra ancora un miraggio lontano.

L’elettricità, fonte essenziale di sicurezza e conforto, è diventata un lusso. Oltre 90.000 famiglie sono ancora immerse nell’oscurità, private di luce e certezze. I tecnici lavorano senza sosta per ripristinare le linee ad alta tensione, ma il cammino verso la ripresa è lungo e accidentato.

Anche l’acqua, simbolo stesso della vita, è ora un bene raro. Più di 65.000 persone non hanno accesso all’acqua potabile, mentre altre 310.000 subiscono interruzioni o contaminazioni della rete idrica. Le autorità distribuiscono bottiglie e installano cisterne, ma il bisogno è immenso e la sete di normalità ancora più forte.

E poi c’è l’isolamento. Senza telecomunicazioni, la paura diventa ancora più grande. Quasi 100.000 abitazioni sono tagliate fuori dal mondo: niente telefono fisso, niente Internet. Anche il segnale mobile è in ginocchio, con un terzo della rete ancora fuori uso. In un’epoca in cui la connessione significa aiuto, soccorso, speranza, questo silenzio digitale pesa come un macigno.

La Réunion lotta per rialzarsi, ma la strada è lunga. Eppure, anche nel buio più profondo, una scintilla di resilienza continua a brillare.

Terrore e devastazione

Il prefetto di La Réunion ha usato una parola dolorosa ma inequivocabile: l’isola è “sfigurata”. E non si tratta solo di paesaggi devastati. Le frane, le inondazioni e i venti impetuosi hanno strappato via interi pezzi di città e villaggi, lasciando dietro di sé un panorama di distruzione e disperazione.

A Saint-Denis, uno dei centri più colpiti, gli abitanti si aggirano tra le macerie con lo sguardo perso, come chi ha visto la propria vita andare in frantumi in poche ore. Le strade un tempo familiari ora sono un intrico di detriti, tronchi abbattuti e auto trascinate dalla furia dell’acqua.

Audrey, studentessa universitaria del quartiere Les Camélias, racconta con voce tremante il terrore vissuto durante il passaggio del ciclone:

“Questa volta siamo stati colpiti molto più duramente rispetto ai cicloni precedenti. Vivo in un alloggio popolare, in un edificio in cui anni fa hanno installato grandi finestre di un metro. Durante la tempesta, la finestra della mia camera si è spalancata violentemente a causa del vento. Era impossibile chiuderla correttamente, il vento sferzava con una tale forza che il chiavistello si è rotto. Abbiamo dovuto appoggiarci con tutto il nostro peso per cercare di mantenerla chiusa, e solo in seguito siamo riusciti a bloccarla con i mobili per poterci spostare in un’altra stanza.”

Ma il peggio doveva ancora arrivare.

“L’acqua ha iniziato a salire rapidamente. Prima ha raggiunto i finestrini delle auto, poi è salita fino al primo piano degli edifici. Per fortuna quegli appartamenti erano vuoti, altrimenti le persone sarebbero annegate. La corrente era talmente forte che ha trascinato via le macchine! Ho visto una donna essere portata via dall’acqua, nessuno ha potuto salvarla. Era impossibile intervenire, anche per i soccorsi: sarebbe stato un rischio troppo grande per loro.”

Eppure, in mezzo alla tragedia, non è mancata la solidarietà:

“Nel quartiere, alcuni giovani hanno cercato di aiutare chi non riusciva a spostare le auto in tempo. Si sono messi insieme per spingere una macchina bloccata. C’è stato tanto aiuto reciproco, nonostante il pericolo.”

Video realizzato nel quartiere di Les Camélias, a Saint-Denis, durante il passaggio del ciclone Garance.

La macchina dei soccorsi: una corsa contro il tempo

Di fronte a un disastro di tale portata, la risposta non si è fatta attendere. Il governo francese ha attivato immediatamente i soccorsi, inviando rinforzi in due fasi: un contingente di oltre cento pompieri e unità della protezione civile sono giunti sull’isola per sostenere le operazioni di emergenza.

Per garantire la sicurezza nelle zone più vulnerabili, è stato dispiegato un escadron di gendarmi, mentre le forze armate regionali sono in prima linea nelle operazioni di sgombero e assistenza alle comunità ancora isolate.

Nel frattempo, il presidente Emmanuel Macron ha ribadito l’impegno dello Stato, assicurando che il governo è “totalmente mobilitato” per rispondere all’emergenza e accelerare la ricostruzione. Ma la strada verso la rinascita è ancora lunga.

Prezzi alle stelle e bisogni urgenti: una crisi nella crisi

Oltre alla devastazione materiale, un’altra emergenza si abbatte sulla popolazione: il rincaro vertiginoso dei beni essenziali. Il cibo scarseggia e i prezzi lievitano senza controllo. Audrey racconta con amarezza:

“Dopo un ciclone, il costo del cibo aumenta terribilmente. I frutti e le verdure sono quasi introvabili: un chilo di pomodori, che prima costava 3 euro, ora può arrivare a 10 euro! L’acqua non è potabile e dobbiamo correre per trovarne. Qui di solito solo le mamme con bambini piccoli comprano acqua in bottiglia, ma ora tutti ne hanno bisogno. E i prezzi sono assurdi!”

Per molte famiglie, la situazione è drammatica. Riparare i danni lasciati dal ciclone significa affrontare spese impreviste, mentre il costo del cibo obbliga a dolorose rinunce.

“Non abbiamo molti soldi, dobbiamo riparare i danni e allo stesso tempo razionare il cibo. Fortunatamente, nella mia casa l’elettricità non è saltata a lungo, quindi almeno la carne che avevamo comprato prima della tempesta è ancora buona.”

Una raccolta fondi per non lasciare nessuno indietro

Di fronte alla devastazione lasciata dal ciclone Garance, la solidarietà è diventata una forza trainante per la speranza e la ricostruzione. A farsi portavoce di questa ondata di aiuti è stato l’artista e influencer Kalash, che, profondamente toccato dalla tragedia, ha deciso di agire concretamente. In collaborazione con la Fondation Mwaka Moon e la Fondation Clara Kata, ha lanciato una campagna di raccolta fondi per fornire sostegno immediato alle famiglie colpite.

L’obiettivo è chiaro: offrire assistenza concreta a chi ha perso tutto, garantendo aiuti di prima necessità come acqua potabile, cibo, vestiti e materiali per la ricostruzione delle abitazioni. L’iniziativa ha già ricevuto un’importante risposta da parte della comunità, ma le necessità restano enormi e ogni contributo può fare la differenza.

“Ogni euro conta”, ripetono gli organizzatori, facendo appello alla generosità di tutti. Il cammino verso la normalità sarà lungo e faticoso, ma grazie al sostegno collettivo, chi oggi si trova in ginocchio potrà rialzarsi. Perché, in momenti come questi, la vera forza risiede nell’unione e nella solidarietà.

La lunga strada verso la rinascita

La Réunion ha subito un colpo devastante, ma la sua gente conosce bene la forza della resilienza. Ogni strada sgomberata, ogni traliccio rialzato, ogni goccia d’acqua che torna a scorrere dai rubinetti è una piccola, ma preziosa, vittoria nella lotta per la normalità.

Nei prossimi giorni, il lavoro sarà immenso: ponti da ricostruire, strade da riaprire, case da risanare, vite da ricomporre. Ma c’è una certezza che emerge tra le macerie: La Réunion non è sola. La solidarietà che sta prendendo forma in queste ore è il segno tangibile di una comunità che, nonostante il dolore, sceglie di rialzarsi e andare avanti.

La natura ha colpito con una furia implacabile, ma lo spirito di questa terra non si spezza. E, come sempre, il sole tornerà a splendere sulle acque dell’Oceano Indiano, illuminando un’isola pronta a rinascere.

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Last modified: Marzo 5, 2025
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