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80 anni dopo il bombardamento di Casarsa: il racconto emozionante di un sopravvissuto

CASARSA DELLA DELIZIA (martedì, 4 marzo 2025) – Ottant’anni fa, il 4 marzo 1945, il cielo di Casarsa fu scosso dalla furia di un bombardamento Alleato che segnò indelebilmente la storia del paese. Gino Novello, all’epoca un bambino di soli otto anni, si ritrovò sepolto sotto le macerie di una stalla, sopravvivendo a un attacco che avrebbe spezzato per sempre la sua famiglia.

di Monia Settimi

«Quando quella fiammata esplose, non sapevo più cosa stesse succedendo. Mi sono trovato sotto un cumulo di detriti, incapace di muovermi. L’unico modo per salvarci era urlare, nonostante la fatica di respirare», racconta.

Il bombardamento costò la vita a diciassette persone, tra cui il fratello Giuliano, la madre Giuditta e il suo amico Giovanni. Gino ricorda bene quei giorni di terrore, quando le bombe cadevano come pioggia dal cielo e i caccia Alleati mitragliavano senza sosta la stazione: «Ogni giorno era la stessa cosa. Le bombe piovevano sul paese, e mio padre ci faceva rifugiare nelle stalle per proteggerci».

La notte del 4 marzo 1945, la sirena d’allarme segnò l’inizio dell’orrore. Gino e la sua famiglia si rifugiarono in una casa vicina, ma proprio mentre sembrava che il peggio fosse passato, una bomba colpì la stalla dove si erano rifugiati. «Quando la luce esplose, sembrava giorno. Non capivo se era l’inferno o il paradiso. Sentii il mio amico gridare ‘mamma, muoio’, e poi silenzio. La sua voce sparì». Solo grazie all’intervento tempestivo del padre, Gino e gli altri furono salvati, ma la tragedia aveva segnato in modo indelebile le loro vite.

Il bilancio fu devastante. Oltre alla morte del fratello e dell’amico, Gino perse anche la madre, che morì trenta giorni dopo a causa delle gravi ferite riportate: «Mia madre si ruppe il bacino quando una trave le crollò addosso. L’hanno portata in ospedale, ma non c’era più nulla da fare». Ma non solo la sua famiglia fu colpita: la bomba fece altre vittime, tra cui una donna e un bambino.

Una delle testimonianze più toccanti di quella notte arriva da Pier Paolo Pasolini, che nel suo romanzo Atti impuri descrive con parole potenti e drammatiche il bombardamento di Casarsa: «Il bombardamento durò circa un quarto d’ora. Quando uscimmo dalla stalla, il mondo intorno a noi era cambiato per sempre. L’orizzonte era avvolto da un muro di fiamme, e il cielo sembrava in fiamme, come un mare in tempesta».

A ottant’anni di distanza, Casarsa non dimentica. Per onorare le vittime, la città ha eretto un nuovo monumento dedicato al ricordo di quel tragico giorno, realizzato dall’artista Massimo Poldelmengo, ispirato alla poesia di Pasolini A planzin lì vis. Il monumento è stato fortemente voluto da Giuliano Novello, figlio del secondo matrimonio del padre di Gino, che scelse di dare al proprio nuovo figlio il nome del bambino perduto nel bombardamento, Giuliano, come segno di affetto e memoria. Dopo aver assunto il ruolo di consigliere di opposizione, Giuliano ha dedicato il suo impegno politico alla preservazione della memoria storica, riuscendo a unire le forze politiche per l’istituzione del memoriale che ogni anno rievoca il dolore di quella notte.

Il monumento, inaugurato alla presenza delle autorità locali, non è solo un simbolo di sofferenza, ma anche di resistenza. Un segno tangibile che, nonostante la tragedia, la comunità di Casarsa ha trovato la forza di andare avanti. Ottant’anni dopo, il ricordo di quella notte continua a vivere nel cuore di chi non vuole dimenticare.

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Last modified: Marzo 4, 2025
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